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Ma Quale libertà (?) – Capitolo 1

 

Ma Quale libertà (?) – Capitolo 1

Mietere il Grano 

Piccoli corpi si allungano verso il cielo, dal fondo della Terra, reggendo sulle loro fragili spalle il volto della libertà: sono i fiori che sbocciano dolcemente tra i campi.

La Primavera è l’inizio, è il coraggio dei cieli, è l’espiazione delle stagioni passate. La Natura (ri)sorge nuda contro il Tempo e fa esplodere i colori, fa emergere i profumi, fa germogliare la speranza.

La percezione di tutto ciò mi spinse a nascere. Caddi, urlante e sanguinante, direttamente sul ventre della Terra. Il suolo sabbioso mi ricoprì la pelle e, immediatamente, amai quella sensazione.

Fu facile innamorarmi della mia casa che si mimetizzava tra le querce, profumava terribilmente di fango ed era piena di fili sottili che accoglievano la seconda pelle degli umani, distesa sul vento ad asciugare.

Avevo due madri: una era la fotocopia ingrandita della mia immagine, mi assomigliava in tutto, tranne per il suo personale modo di muovere le orecchie quando qualcosa non le piaceva; l’altra si chiamava Sara, aveva una testa enorme ricoperta di peli rossi arruffati e non avevo idea di come riuscisse a reggerla da sola. Il suo naso era pieno di minuscole formiche marroni che al Sole tendevano a moltiplicarsi e i suoi occhi avevano il colore dell’erba in cui giocavamo, verdi e continuamente spalancati. Era piccola e buffa, ma odiavo la sua ostinazione nel sollevarmi da terra o nel ricoprirmi la testa di papaveri. Però, mi lasciava affondare il naso nelle sue guance paffute e soffici, questo mi sembrava un compromesso sufficiente.

Insomma, sono nato in paradiso. Un paradiso dove non eravamo niente in confronto alla Natura, ma potevamo diventare tutto insieme a Lei. Fui maiale per istinto; imparai ad essere cane, rincorrendo gli oggetti; mi finsi spiga di grano, assecondando le carezze del vento; diventai umano, guardando Sara ridere e piangere.

Tutto, intorno a me, diventava ogni giorno più bello. La Primavera si trasformava in Estate e l’Estate ci rendeva ancora più liberi. Affondavamo nei campi all’alba, quando la luce del Sole sembrava una fibra innocente e, quando il cielo si riempiva di venature, rientravamo con i corpi sudati, i graffi sulla pelle e le spine dei cardi nella carne.

Sara ci raccontava tante storie e capiva il nostro linguaggio, conosceva perfettamente i nostri punti deboli e dove ci piaceva ricevere carezze. Noi la proteggevamo, chi abbaiando, chi grugnendo, chi belando…e lei faceva qualcosa di speciale per noi, qualcosa di spontaneo ma raro: ci voleva bene, non come un padrone, ma come un amico.

Il mio nome è Oscar, comunque. Sara scelse di chiamarmi così pochi giorni dopo la mia nascita. Diceva che le ricordavo un pastore, che una volta le aveva regalato una busta di mandorle, forse per questo adoro le mandorle.

Mia madre, quella che mi aveva messo al mondo, mi aspettava ogni sera con le orecchie penzolanti. Era una scrofa parecchio severa e non mi chiamava mai Oscar, diceva che quel nome non le piaceva e che non dovevo fidarmi degli umani. “Gli umani hanno qualcosa di oscuro nello sguardo, sono animali crudeli”, continuava a ripetermi. Io l’amavo, ma non le credevo, Sara era piena di luce.                                                                                                               Le giornate iniziarono ad accorciarsi, l’aria aveva un odore diverso e il mio sesto senso captava il cambiamento.

Un pomeriggio vidi Sara piangere, le lacrime le solcavano il viso e sembrava soffocare. Scoprii il dolore attraverso i suoi occhi. Vidi le mani ruvide di suo padre cercare il perdono, scoprii il tradimento attraverso quei gesti. Vidi la pioggia inondare i miei campi, scoprii l’empatia della Natura in quel mare.

Mia madre grugniva. Sara continuava a piangere. I cani rincorrevano le palle. Le spighe di grano erano state falciate. Un umano mi sollevò con violenza. E in quel momento io ero un maiale, soltanto un maiale.

Fui rinchiuso in un camion che puzzava di letame e sangue. Ero confuso, ero spaventato, vidi per la prima volta l’oscurità.

Ciao mamma, ciao Sara, ciao libertà.                 

 

Stay Tuned per il prossimo capitolo che sarà pubblicato la settimana prossima……